Un uomo nuovo, non un nuovista
In generale, il clima da perenne guerra civile che ha caratterizzato l'ultimo ventennio di vita politica italiana ha fatto sì che non vi fossero personaggi politici, quantomeno tra quelli di primissimo piano, capaci di esercitare un vero e proprio appeal tra gli elettori dell'avverso schieramento. Già da questo punto di vista, Matteo Renzi rappresenta un elemento di novità, se è vero che non pochi elettori di centrodestra (specie tra quelli pentiti, al punto da considerarsi ormai “ex”) guardano con un certo favore al Sindaco di Firenze. di Alessio Di Carlo - Giustizia Giusta
7 AGO 20

In generale, il clima da perenne guerra civile che ha caratterizzato l'ultimo ventennio di vita politica italiana ha fatto sì che non vi fossero personaggi politici, quantomeno tra quelli di primissimo piano, capaci di esercitare un vero e proprio appeal tra gli elettori dell'avverso schieramento.
Già da questo punto di vista, Matteo Renzi rappresenta un elemento di novità, se è vero che non pochi elettori di centrodestra (specie tra quelli pentiti, al punto da considerarsi ormai “ex”) guardano con un certo favore al Sindaco di Firenze. Difficile individuare con certezza le ragioni del fenomeno: se da una parte può aver inciso la crisi del Pdl – con il desiderio da parte degli elettori in uscita di raggiungere un approdo moderato – questa, da sola, non può spiegare quanto pare stia accadendo. C'è qualcosa di diverso, che probabilmente connota quell'elettorato che nel 1993 decise di investire su Silvio Berlusconi e che può essere compendiato in due termini: rottura e novità.
Già da questo punto di vista, Matteo Renzi rappresenta un elemento di novità, se è vero che non pochi elettori di centrodestra (specie tra quelli pentiti, al punto da considerarsi ormai “ex”) guardano con un certo favore al Sindaco di Firenze. Difficile individuare con certezza le ragioni del fenomeno: se da una parte può aver inciso la crisi del Pdl – con il desiderio da parte degli elettori in uscita di raggiungere un approdo moderato – questa, da sola, non può spiegare quanto pare stia accadendo. C'è qualcosa di diverso, che probabilmente connota quell'elettorato che nel 1993 decise di investire su Silvio Berlusconi e che può essere compendiato in due termini: rottura e novità.
Disse bene il Cavaliere quando definì il popolo di centrodestra come un esercito di reazionari: i sostenitori di Forza Italia prima, e del Pdl poi, hanno creduto, scommesso (e perso, a parere di chi scrive) sulla rottura di tutti gli schemi che imbrigliavano la politica tradizionale, giungendo perfino a sacrificare quanto di buono la Prima Repubblica aveva lasciato in nome di una scommessa, forse di un sogno, di novità e di cambiamento. Che Matteo Renzi faccia della rottura la cifra della sua proposta politica non è in dubbio: non ci si trova affibbiati l'etichetta di rottamatori così, per caso. Ma è soprattutto l'aspettativa di novità, che il Sindaco di Firenze riesce a trasmettere.
Nuovo senza esser nuovista, potremmo dire di un ragazzo di 37 anni che – e non era mai successo – si candida alla guida del Paese, con un'importante esperienza amministrativa e politica alle spalle.
Liberal il giusto (e del resto cosa si può pretendere da uno che ha fatto il boy scout?), pugno di ferro con i clandestini ma senza fazzoletto verde, americano quanto basta, ma senza gli eccessi kennediani (e un po' ridicoli) di Veltroni, bellino ma non troppo, saccente ma niente a che vedere con Massimo “Simpatia” D'Alema, perfino sufficientemente colto da resistere agli sgambetti de Le Jene.
Liberal il giusto (e del resto cosa si può pretendere da uno che ha fatto il boy scout?), pugno di ferro con i clandestini ma senza fazzoletto verde, americano quanto basta, ma senza gli eccessi kennediani (e un po' ridicoli) di Veltroni, bellino ma non troppo, saccente ma niente a che vedere con Massimo “Simpatia” D'Alema, perfino sufficientemente colto da resistere agli sgambetti de Le Jene.
Cosa volere di più? Ecco, forse una parolina di più sulla giustizia ce l'aspetteremmo, noi delusi del centrodestra. Se davvero vuole ergersi ad avversario delle caste, Renzi abbia il coraggio di puntare in alto, alla casta di tutte le caste, a quella parte della magistratura che, da oltre sessant'anni, tiene in ostaggio la Giustizia in questo Paese. E tanti auguri.
di Alessio Di Carlo - Giustizia Giusta